Negli ultimi giorni nel mondo dell’orologeria non si è parlato d’altro. Il Swatch Royal Pop è finalmente arrivato, e come spesso accade con le grandi release, ha portato con sé entusiasmo, polemiche, e qualche inevitabile delusione.
Dopo il clamoroso successo del MoonSwatch la collaborazione con Omega che aveva letteralmente scatenato code e parapiglia fuori dai negozi e il più tiepido esito del Blancpain x Swatch, il colosso elvetico ha deciso di alzare ancora l’asticella. Questa volta il partner è Audemars Piguet, uno dei nomi più prestigiosi dell’alta orologeria mondiale, e il risultato si chiama Royal Pop: un nome che richiama sia il leggendario Royal Oak che la Swatch Pop degli anni ’80, quella roba colorata e un po’ folle che tanti di noi ricordano con affetto.

Non è un orologio da polso (e qui sta il colpo di scena)
Quando sono trapelati i primi concept, la sorpresa è stata genuina. Nessuno si aspettava un orologio pensato per essere appeso al collo, allo zaino, o usato come ciondolo. Un oggetto coloratissimo, volutamente provocatorio, figlio di quell’estetica “bubble” che ha conquistato i giovanissimi negli ultimi anni quegli stessi che appendevano portachiavi e pupazzetti ovunque.
Sul fronte tecnico, il Royal Pop monta un movimento meccanico a carica manuale. Ci sono due varianti: una con corona al 12 e senza lancetta dei secondi, l’altra più classica con corona alle 3 e piccoli secondi alle 6 questa, a mio avviso, decisamente più coerente con l’identità stilistica di Audemars Piguet.

400 euro per un ciondolo di plastica?
Ed è qui che la discussione si fa interessante. Il prezzo si aggira intorno ai 400 euro. Quattrocento euro per una cassa in plastica con un movimento non revisionabile. Non posso fare a meno di confrontarlo con quello che si trova sul mercato nella stessa fascia: Seiko, Citizen, Orient marchi che per quella cifra offrono orologi da polso veri, con qualità costruttiva superiore e ben più soddisfacenti per chi ama l’orologeria tradizionale.
Il pubblico si è diviso esattamente come previsto: gli appassionati storici hanno storto il naso, mentre una fetta di pubblico più giovane e meno legata ai canoni classici si è mostrata curiosa e attratta dall’hype.
La speculazione non si è fatta attendere
E come sempre in questi casi, prima ancora che gli orologi fossero disponibili ovunque, gli speculatori erano già all’opera. Online si trovano già esemplari rivenduti a prezzi gonfiati, con alcuni annunci negli Stati Uniti che superano i 2.000 euro. Roba che lascia a bocca aperta, specialmente considerando che si tratta di un prodotto la cui scarsità è quasi certamente gestita ad arte per alimentare proprio questo meccanismo.
Nel breve periodo, Swatch e Audemars Piguet incasseranno probabilmente cifre enormi. Ma nel lungo periodo? C’è chi sostiene e non a torto che operazioni di questo tipo rischino di erodere l’esclusività e il prestigio dei brand coinvolti, Audemars Piguet in particolare.
Il mercato dell’orologeria vive da qualche anno una fase di euforia post-pandemica, alimentata dagli influencer e dai nuovi media. Ma le bolle, prima o poi, si sgonfiano.
Vale i 400 euro? Top o flop? Guardati il video e fatti un’idea tua nel frattempo, scrivimi cosa ne pensi nei commenti. 👇
